La storia del santuario
Nel luogo in cui ora sorge il santuario, già dal XVI secolo è documentata la presenza di un capitello campestre: con ogni probabilità era però dedicato genericamente alla Madonna o a qualche santo ma non all’apparizione avvenuta a Caravaggio.
Si trattava di un luogo di devozione confinario carico di significati, punto visibile e sacro nella campagna, dove passava un’antica arteria stradale mercantile che collegava Castelfranco a Montebelluna e si fermava un ramo importante della Brentella da cui si dipartiva la rete delle seriole che creavano nella zona specchi d’acqua artificiali per dissetare il bestiame ed i terreni erano adibiti prevalentemente a pascolo.
Non si trattava di un capitello comune, infatti è definito grando, cioè rilevante per dimensioni e probabilmente aperto sui tre lati protetti da recinzioni dove talvolta si celebrava messa al termine delle processioni per le rogazioni o in altre ricorrenze.
Solo all’epoca dell’ingrandimento del capitello nel 1829 e quindi al periodo prima del tempietto [del 1830] un pittore assai mediocre dipinse a fresco codesta Madonna in un capitello di dietro al tempietto stesso.
Sarebbe questo dipinto eseguito nel XIX secolo a dare origine alla dedicazione della Madonna del Caravaggio al capitello ingrandito di Fanzolo, attribuzione mariana che sarà ripresa e mantenuta anche dopo la costruzione del successivo edificio di culto.
La stella rossa segnala nel 1825 la posizione esatta dell’antico capitello pochi anni prima della sua trasformazione in santuario.
L’ampliamento del capitello
I primi decenni del XIX secolo videro il susseguirsi di tristi annate [..] per gli abitanti di Fanzolo e degli altri paesi limitrofi, che lavoravano campi in quella piccola frazione o nelle vicinanze di essa.
Negli atti del comune di Vedelago sono documentate grandinate eccezionali negli anni 1821 e 1837 e periodi di carestia soprattutto nel biennio 1816/1817.
Una prima ipotesi suggerisce che la difficoltà nell’ottenere i raccolti abbiano mobilitato i villici, che abitavano sui confini di Barcon, di Montebelluna e di Caselle ad innalzare, in quel sito, un piccolo sacello in onore della B.V. del Caravaggio “acciocché volesse Essa […] degnarsi di liberarli da ulteriori danneggiamenti e conceder loro il valido suo patrocinio a felicitazione delle anime ed a preservazione delle campagne”.
Dai documenti emerge però che fu Giacomo Agostini a chiedere di poter ingrandire un suo Capitello sopra un fondo di sua proprietà, e tutto suo carico perché in tempi cattivi e di crescenze di acque la sua famiglia, e affittuari annessi più volte succede che restano privi di ascoltare la S. Messa festiva.
L’Agostini fa proprie le istanze di un gruppo di villici impossibilitati di recarsi nella chiesa di Fanzolo per la messa e nel 1829 ha l’idea di ricostruire ingrandendo l’originario capitello.
Avuta l’approvazione del parroco di Fanzolo, ottenuto in dono dal sig. Giacomo Agostini di Castelfranco e dal sig. Marco, figlio di lui, il terreno necessario al piissimo scopo, con denaro raccolto in paese si cominciarono tosto i lavori, e dopo due mesi, il sabato 23 maggio 1829, il sacello era bello è compiuto.
Il nuovo capitello fu costruito al confine tra i comuni censuari di Fanzolo e di Barcon, sui terreni di proprietà di Giacomo Agostini (Fanzolo) e degli eredi del conte Antonio Pola (Barcon). Nella circostanza un mediocre pittore affrescò il sacello con il tema della Madonna del Caravaggio, un titolo devozionale nuovo in zona e certamente desiderato dall’Agostini: ciò sembra confermare che in precedenza la titolazione del primitivo capitello doveva essere diversa.
La costruzione del santuario
Gia da subito ci si è resi conto che il nuovo capitello non poteva contenere l’imprevisto e inaspettato afflusso di fedeli che ogni giorni si recavano a pregare, così parrocchiani, parroco e fabbricieri iniziano ad interrogarsi sull’opportunità di intraprendere un nuovo ingrandimento dell’edificio sacro.
Un progetto più facile a dirsi che a farsi ma nell’ottobre del 1829 si giunse ad un accordo che prevedeva l’impegno della famiglia Agostini a costruire sui propri terreni il nuovo edificio mariano, attraverso l’utilizzo di denaro proprio e derivato dal concorso dei fedeli.
Accettato e sottoscritto l’accordo, il progetto del nuovo santuario viene assegnato al giovane architetto castellano Michele Fapanni che per questa sua prima opera trae ispirazione direttamente dal tempietto palladiano di Villa Barbaro a Maser.
I lavori per realizzare l’edificio durano sei anni esatti, iniziati nel maggio 1930 e terminati con la benedizione del nuovo santuario che fu impartita probabilmente il 26 maggio 1836 con grande concorso di popolo. Terminati gli esterni, rimanevano altri lavori da effettuare che si trascinarono per alcuni anni confidando nelle offerte dei pellegrini.
Il santuario alla fine dell’Ottocento in una cartolina inviata nel 1903.