Le opere artistiche

Santuario della Madonna di Caravaggio: Giuseppe De Lorenzi, Pala raffigurante l'apparizione della Madonna a Giovannetta.

La pala

Della prima raffigurazione, quasi certamente mariana, che abbelliva il primitivo capitello nulla si conosce. La successiva immagine realizzata dopo l’ampliamento del 1829 fu dipinta da un pittore assai mediocre [che] dipinse a fresco codesta Madonna in un capitello di dietro al tempietto stesso. All’interno dell’edificio ampliato fu riposta in apposita nicchia una statua mariana dal titolo generico e presa in prestito dalla chiesa parrocchiale di Fanzolo.

Fu il desiderio degli Agostini (promotori della costruzione del santuario) di diffondere il culto dell’apparizione del Caravaggio che poco tempo dopo orienta la ricerca di un’immagine più specifica e appropriata. In breve tempo la statua è sostituita con una Pala ad olio, dipinta da Isabella Balbi, moglie dell’avv. Biagi, che rimase sull’altare fino al 1874 quando viene dismessa a seguito della nuova committenza artistica.
Del primo dipinto non si hanno più notizie ma si può forse risalire a come fosse raffigurata la Vergine facendo riferimento alle tavolette degli ex voto datate dal 1830 al 1879.

La nuova pala è la stessa ancora esistente sull’altare ed è stata dipinta da Giuseppe De Lorenzi che rappresenta il tradizionale tema dell’apparizione di Caravaggio. Sulla sinistra si vede la Madonna rivestita da un manto azzurro che con l’indice della mano sinistra indica una rocca sulla sommità di una collina allusiva al villaggio caravaggesco dove Giovanetta, dipinta in ginocchio sulla destra, avrebbe dovuto recarsi per annunciare la visione e sono presenti tutti gli elementi del racconto originario: il ruscello che separa le due donne, il falcetto ai piedi della veggente e il fascio d’erba legato.

Le statue

La coppia di statue in legno entra a fare parte del corredo devozionale del santuario nel XX secolo. La fama e le proprietà taumaturgiche attribuite al gruppo scultoreo, hanno presto relegato in secondo piano la devozione precedentemente rivolta alla pala. Durante i restauri del secondo dopoguerra le statue sono collocate nella parte retrostante del muretto, dove si trovano tutt’ora, ad imitazione della situazione del santuario bergamasco.

La statua mariana di legno intagliato, con il capo piegato e coperto da un’appariscente corona d’argento cinta di finte gemme rosse, presenta le braccia e le mani aperte in segno di accoglienza verso Giovannetta. Il vestiario è costituito da tre indumenti: il mantello azzurro drappeggiato che copre il dorso del simulacro quasi fino a terra; la sottoveste bianca fasciata d’oro all’altezza della base del collo, che sembra prolungarsi fino a terra riemergendo all’altezza dei piedi che appaiono da questa nascosti; l’elegante abito rosato, riccamente decorato con arabeschi dorati nelle parti superiore e inferiore del bacino, come pure nei polsini e nella doppia balza inferiore. La statua di Giovannetta è a grandezza naturale e rappresenta una giovane contadina inginocchiata con le braccia incrociate sul petto, il fazzoletto verde legato dietro il collo, lo scialle giallo infiorato di rose sulle spalle, la veste rossa, il grembiule azzurro e gli zoccoli ai piedi.

Santuario della Madonna di Caravaggio: Le statue della Madonna e di Giovannetta.

Decorazioni interne

Nel 1851 furono realizzati da Giovanni De Min alcuni affreschi: nel coro sono dipinte le figure di S. Pietro e di S. Paolo, nella navata quelle dei quattro evangelisti, e sopra la porta le tre virtù teologali, fede, speranza e carità. Di questo primo ciclo di affreschi rimangono solo le Tre virtù teologali, sopra l’ingresso principale, e le teste di angeli nella cupola: le altre opere sono state coperte da interventi successivi.

Infatti negli anni 1942-1944 e 1947-1948 il prof. Francesco Soligo e soprattutto il figlio Danilo effettuarono nuovi interventi decorativi che coprirono la precedente produzione ottocentesca

Di impianto ottocentesco è anche l’esecuzione a mezzo fresco dell’impianto decorativo a cassettoni, ancora esistente sotto gli strati delle successive ridipinture scialbate, che hanno imbiancato le pareti con calce spenta diluita in acqua.

Tutte le altre raffigurazioni presenti nella navata sono invece opera dei Soligo che riprendono il precedente tema degli evangelisti, aggiungendo sopra le porte laterali i dipinti dell’Annunciazione e della Natività di Maria.
In origine le pareti dell’abside erano finite con marmorino decorato ad affresco, con venature ad imitazione del marmo e il cornicione su cui poggia la volta imitava il colore della pietra di Vicenza. Nel presbiterio, la cupola in origine presentava motivi cromatici diversi, disposti a fasce concentriche, che nell’insieme creavano verso l’alto un effetto di progressive sfumature chiare.

Anche le pareti dell’aula all’inizio presentavano una tinteggiatura diversa e più scura di quella attuale, che è stata sostituita per rendere maggiormente luminoso l’ambiente, soprattutto in seguito all’asporto dei numerosi ex voto e del crocifisso un tempo situato nella parete settentrionale.